Un dipendente finge di essere in malattia e lavora altrove?

Ecco cosa può fare l'azienda

Quando un lavoratore risulta assente per malattia, ma vengono raccolti elementi che fanno sospettare lo svolgimento di un’altra attività lavorativa, il datore di lavoro può attivare una serie di strumenti di tutela.

Tuttavia, tali azioni devono sempre rispettare il quadro normativo italiano in materia di controlli a distanza, privacy e diritto del lavoro.

Malattia e obblighi del lavoratore: cosa prevede la legge

Durante il periodo di malattia il lavoratore è tenuto a:

  • osservare le fasce di reperibilità per eventuali visite fiscali INPS

  • astenersi da comportamenti che possano ritardare o compromettere la guarigione

  • rispettare il generale obbligo di correttezza e buona fede nel rapporto di lavoro

La giurisprudenza italiana ha più volte chiarito che lo svolgimento di un’altra attività lavorativa durante la malattia non è automaticamente illecito, ma diventa rilevante quando:

  • è incompatibile con la patologia dichiarata

  • ritarda o compromette la guarigione

  • viola gli obblighi di fedeltà e correttezza verso il datore di lavoro

  • configura un possibile danno economico o fraudolento

In questi casi, possono aprirsi profili disciplinari e, nei casi più gravi e provati, anche profili di rilevanza penale (ad esempio truffa ai danni dell’ente previdenziale), ma solo a seguito di accertamenti e valutazioni delle autorità competenti.

Cosa può fare concretamente l’azienda

Quando emergono dubbi fondati sulla reale situazione di un dipendente in malattia, l’azienda può attivare diversi strumenti leciti.

  • L’azienda può incaricare un investigatore privato autorizzato per verificare eventuali comportamenti incompatibili con lo stato di malattia, ad esempio:

    • attività lavorative svolte presso terzi o in proprio

    • comportamenti fisicamente incompatibili con la patologia dichiarata

    • attività quotidiane che contrastano con la prognosi medica

    L’attività investigativa deve rispettare rigorosamente:

    • normativa sulla privacy (GDPR)

    • art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/1970)

    • divieto di controllo lesivo della dignità del lavoratore

    L’investigatore non “sorveglia il lavoro”, ma accerta eventuali comportamenti illeciti o fraudolenti esterni all’attività lavorativa in senso stretto.

3. Attivare procedimenti disciplinari

1. Richiedere controlli investigativi privati

2. Utilizzare la relazione investigativa

La relazione redatta dall’investigatore può essere utilizzata:

  • in sede disciplinare interna

  • come supporto a una contestazione di addebito

  • come elemento documentale in un eventuale contenzioso

È importante che la relazione sia dettagliata, oggettiva e supportata da riscontri verificabili (foto, video, cronologia degli eventi).

Se emergono elementi concreti, l’azienda può avviare un procedimento disciplinare che può portare, nei casi più gravi:

  • alla sospensione

  • alla perdita del diritto a indennità aziendali

  • fino al licenziamento per giusta causa, se viene accertata una condotta grave e dolosa

4. Segnalazione agli enti competenti

Quando la condotta appare particolarmente grave e supportata da prove, l’azienda può:

  • trasmettere gli atti all’INPS per le verifiche di competenza

  • valutare eventuali segnalazioni alle autorità giudiziarie

    Saranno poi gli enti preposti a stabilire se sussistono gli estremi per ipotesi di reato o indebita percezione di indennità.

Cosa dice davvero la giurisprudenza

La giurisprudenza italiana ha stabilito alcuni principi chiave:

  • non ogni attività svolta durante la malattia è automaticamente illegittima

  • conta la compatibilità con la patologia e la finalità della guarigione

  • il datore di lavoro deve dimostrare l’eventuale abuso

  • le prove devono essere raccolte nel rispetto delle norme sul controllo dei lavoratori

In altre parole, il sistema non si basa su automatismi, ma su una valutazione caso per caso.

Il ruolo dell’investigatore privato

L’investigatore privato autorizzato rappresenta uno strumento di tutela aziendale nei casi di sospetto fondato.

Il suo compito è:

  • raccogliere prove lecite e utilizzabili

  • documentare comportamenti incompatibili con lo stato di malattia

  • fornire un supporto oggettivo alle decisioni aziendali

Non si tratta di “spiare il dipendente”, ma di verificare eventuali condotte potenzialmente lesive del rapporto fiduciario tra azienda e lavoratore.

Il caso del dipendente in malattia che svolge un’altra attività lavorativa è delicato e richiede equilibrio tra:

  • tutela del lavoratore

  • diritto dell’azienda a difendersi da abusi

  • rispetto delle normative su privacy e controlli

Quando esistono sospetti concreti, l’attività investigativa può rappresentare uno strumento legittimo e decisivo per chiarire la situazione, sempre nel rispetto della legge e delle procedure corrette

Conclusioni